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PD KR, NOTA SU TIN

 

Ad oltre un anno dall'accorpamento dei reparti di Pediatria e Neonatologia con la conseguente soppressione della Terapia intensiva neonatale possiamo senza paura di smentita affermare che l'esperimento è fallito!

Non uso impropriamente la parola esperimento, convinta che, ai danni dell'utenza del territorio crotonese, si sia praticata una vera e propria sperimentazione per risolvere il problema del rientro dei costi della Sanità calabrese.

Se solo sapessero parlare i piccoli prematuri del San Giovanni di Dio sarebbero i primi ad urlarlo, ma la voce del silenzio, a chi ha l'orecchio sordo è difficile da far ascoltare!

Sanare il debito della Sanità calabrese col solo obiettivo di far quadrare i conti è quanto di più miope degli amministratori possano fare. Parlare di reparti, di personale, di attrezzature e soprattutto di malati solo in termini numerici, con tutta la freddezza dei numeri che nella loro aridità non tengono conto delle vite umane, è quanto di più disumano possa accadere, soprattutto se, come sta capitando all'ospedale di Crotone, la risoluzione del problema rischia di creare situazioni ben più gravi ed allarmanti di quelle di partenza.

Nello specifico caso della Terapia intensiva neonatale, alla luce di come si sono evolute le cose nel corso di questo lunghissimo anno in cui Crotone ha dovuto rinunciare ad un servizio che in termini di qualità dava lustro all'intero presidio ospedaliero, si sono moltiplicati i disagi dell'utenza e della Sanità. Per i bambini nati prematuramente, infatti, nel trasferimento verso gli ospedali di Cosenza o Catanzaro, si corre addirittura il rischio della vita ... non mi pare quindi che la scelta fatta dall'Asp vada nella direzione della tutela dei diritti dei malati. Tanto più che nella quasi quarantennale esperienza dell'Unità operativa di Neonatologia – TIN, la professionalità acquisita dal personale medico e paramedico ha raggiunto livelli di eccellenza, tanto da avere un tasso di mortalità neonatale ben al di sotto degli standard regionali, dati che si attestavano sui livelli nazionali. È stata da sempre Crotone ad accogliere i prematuri provenienti da altre parti della regione ed ora per una scelta poco lungimirante si vanno a rendere saturi gli ospedali di Cosenza e Catanzaro che spesso non possono accogliere i piccoli prematuri nati a Crotone, ai quali, addirittura, tocca un trasferimento anche oltre i confini regionali, con costi per la nostra Asp che a volte raggiungono cifre davvero considerevoli. Se tutto questo è stato fatto per contenere i costi, allora mi pare che le valutazioni che avrebbero dovuto precedere una simile decisione siano state quantomeno superficiali.

Il rischio corso dai prematuri, i disagi delle famiglie costrette per mesi a viaggiare oltre provincia o addirittura regione, l'impiego di personale qualificato che accompagni i piccoli in elicottero, sono quei sacrifici che l'ospedale di Crotone sta pagando anche in termini di parti. Capita di sovente infatti che mamme con gravidanze a rischio decidano di non partorire all'ospedale di Crotone, proprio per evitare ai loro piccoli quei trasferimenti tanto rischiosi. Ne consegue che anche il numero di parti del reparto di Ostetricia subisca delle flessioni.

Fa sorridere quindi quando sulla stampa si leggono trionfalistici annunci circa l'apertura di nuovi reparti all'ospedale di Crotone, e spontaneamente ci si domanda qual è la logica che segue l'Azienda, quella stessa Azienda sanitaria incapace di garantire i servizi d'eccellenza che da decenni qualificavano l'attività del San Giovanni di Dio e che ora tranquillizza i cittadini grazie all'avvento di nuovi servizi, ai quali da crotonesi guardiamo con favore purché a prevalere non sia la logica della sostituzione tra i reparti!

Ma l'uomo saggio è quello che sa riconoscere i propri errori e porvi rimedio. Reiterare nell'errore è imperdonabile! L'augurio allora è quello di rivedere la decisione di accorpare i reparti di Pediatria e Neonatologia TIN, che ha tutte le carte in regola per rimanere unità complessa. Lo si deve ai piccoli prematuri bisognosi di cure e alle loro famiglie, oltre che ai Crotonesi e ai Calabresi più in generale, che dall'operazione fatta non hanno avuto neanche il beneficio dell'abbattimento dei costi delle prestazioni sanitarie.

Crotone, lì 16 giugno 2014

Antonella Giungata – Presidente PD Crotone

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PD REGGIO RICORDA BERLINGUER

REGGIO CALABRIA - A trent'anni dalla sua morte, Enrico Berlinguer, leader indiscusso del Partito Comunista Italiano -il più grande partito comunista occidentale che sotto la sua guida raggiunse il massimo storico in termini di voti- ed uno dei più grandi uomini politici che l'Italia abbia mai avuto, continua ad essere un esempio anche per le generazioni che non hanno vissuto in prima persona la sua azione politica. Azione ed iniziativa con la quale seppe rendere la politica e il suo partito apprezzati unanimemente, a prescindere dalle opinioni e dalle appartenenze ideologiche di ognuno.

 

Un uomo ed un politico, Berlinguer, che ha servito il nostro Paese in una delicatissima fase del dopoguerra, lottando con abnegazione per un ideale che ha saputo trasformare in azioni concrete e lasciandoci, a memoria di una politica credibile e trasparente, le conquiste di quei diritti essenziali di cui il popolo italiano si era visto privato, soprattutto negli anni della dittatura fascista. «Già solo per questo -come scrive Pierpaolo Farina- quando si parla di Enrico Berlinguer bisognerebbe mostrare più rispetto, cosa che non ho visto e non vedo generalmente tra i tanti che si affannano a intestarsene la memoria o che tentano di infangarla per bassi obiettivi di politica spicciola di breve periodo».

 

Anticipatore di quel che oggi è diventata per la politica una esigenza improcrastinabile, poneva la questione morale come motore per il rinnovamento dei partiti e della loro azione, non certo come cancellazione degli stessi. La questione morale era per Berlinguer strettamente connessa alla questione sociale e democratica, in nessun caso un argomento di anti politica, semmai un rafforzamento della democrazia attraverso il rinnovamento delle idee e la trasparenza delle azioni.

 

Ci piace anche ricordarlo come l'uomo del dissenso con Mosca, mite e fermo, capace di andare al congresso del Pcus portando avanti -pur mettendo a rischio la sua stessa vita- la questione dei diritti e della democrazia tanto da rendere i Comunisti italiani protagonisti fieri di stagioni di lotte per la libertà, il lavoro e la democrazia.

La questione internazionale fu per Berlinguer inesauribile fonte di riflessione e analisi, una sempre costante ricerca di vie italiane originali alla risoluzione di problematiche comuni ai diversi Paesi. Celebre la sua riflessione dell'autunno del '73, all’indomani del golpe di Pinochet, sull'esito drammatico degli avvenimenti cileni, esperienza da cui cercava di trarre alcune indicazioni sullo sviluppo della democrazia in Occidente ed analisi dalla quale nacque la proposta del compromesso storico. «Per aprire finalmente alla Nazione -scriveva Berlinguer- una via sicura di sviluppo economico, rinnovamento sociale e progresso democratico, è necessario che la componente comunista e quella socialista s’incontrino con quella cattolica, dando vita ad un nuovo grande compromesso storico»

 

Lo ricordiamo oggi come esempio a cui guardare per costruire nuove politiche per i diritti negati e per le lotte a favore della più che mai attuale questione morale, sociale e democratica.

 

Federazione provinciale del Partito Democratico di Reggio Calabria

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RENDE, MAGORNO E GUGLIELMELLI RISPONDONO A MANNA

«Marcello Manna stia sereno, a Rende Pasquale Verre è il candidato unitario del PD: questa è l’unica e innegabile realtà, un dato per noi scontato ma che vale la pena ribadire. Le allusioni da lui fatte sulla stampa lasciano il tempo che trovano e possono essere considerate esclusivamente delle battute, neanche troppo riuscite a dire il vero», lo dichiarano il segretario regionale  Ernesto Magorno e il segretario della Federazione provinciale di Cosenza del PD Luigi Guglielmelli. Proseguono i due dirigenti: «Manna, pensi più che altro all’inadeguatezza della proposta di quello che cerca di spacciare come laboratorio politico,  ma che in realtà è espressione di quel centrodestra che in Calabria si sta disgregando e che  mestamente ha dovuto lasciare  la guida della Regione, dopo i disastri che ha combinato». Magorno e Guglielmelli dicono ancora: «I democratici devono affrontare con entusiasmo la sfida elettorale di Rende e devono mobilitarsi al massimo, per far si che Pasquale Verre si affermi domenica con il più ampio consenso.   Rivendichiamo con orgoglio la storia di una Città che è cresciuta e si è affermata come fiore all’occhiello del miglior riformismo, capace di amministrare bene e determinare vivibilità, sviluppo e innovazione. Un’esperienza che è divenuta un modello per molte altre realtà del meridione. Dopo la chiara affermazione alle europee i democratici  calabresi devono continuare ad essere artefici e protagonisti di quella ondata  di rinnovamento che sta investendo il Paese e anche la nostra regione. Sarà così anche a Rende, ne siamo certi, perché questa città ha nel suo DNA la capacità di recepire e produrre il cambiamento, mettendo in campo le migliori idee e le migliori energie. Se ne faccia una ragione anche Manna e rifletta, come tutto il centrodestra,  sul  fallimento di una proposta politica che i calabresi hanno già sonoramente bocciato».  Il segretario regionale e quello provinciale, infine, annunciano: « Parteciperemo, Venerdì 6 giugno alle 22,00, in Piazza Unità d’Italia, alla manifestazione conclusiva a sostegno di Pasquale Verre Sindaco di Rende».

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