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INTERVENTO BAUSONE SU IUS SOLI

Titolo: Ius soli: un principio di civiltà giuridica

Sommario: al Senato il ddl di riforma della disciplina in materia di cittadinanza

 

In Italia, dal punto di vista politico e parlamentare, legiferare in materia di cittadinanza è sempre stato molto complicato.

In epoca giolittiana è stata provata la legge 555 del 1912, coeva a quella sul suffragio universale maschile, che disciplinò compiutamente la materia per 80 anni.

L’articolo 1 affermava: “È cittadino per nascita: 1 il figlio di padre cittadino; 2 il figlio di madre cittadina se il padre è ignoto o non ha la cittadinanza italiana, né quella di altro Stato, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza del padre straniero secondo la legge dello Stato al quale questi appartiene; 3 chi è nato nel Regno se entrambi i genitori o sono ignoti o non hanno la cittadinanza italiana, né quella di altro Stato, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori stranieri secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono. Il figlio di ignoti trovato in Italia si presume fino a prova in contrario nato nel Regno”.

Ne seguì la legge 91/1992 che, con i relativi regolamenti di esecuzione: il DPR 12 ottobre 1993, n. 572 e il DPR 18 aprile 1994, n. 362, rappresenta la normativa centrale attualmente in vigore nel nostro Paese in materia di cittadinanza.

Una legge nata vecchia (già allora il saldo migratorio era positivo in favore degli stranieri) che a 25 anni dalla sua entrata in vigore non ci si esime dal definire anacronistica.

Ai sensi di tale legge la modalità di acquisizione “generale” della cittadinanza italiana è lo ius sanguinis: acquistano di diritto alla nascita la cittadinanza italiana coloro i cui genitori (anche soltanto il padre o la madre) siano cittadini italiani (articolo 1, comma 1, lettera a)).

E’ previsto anche lo ius soli in casi particolari specificamente disciplinati.

In virtù di tale principio, difattim acquisiscono ai sensi di tale legge la cittadinanza italiana: coloro che nascono nel territorio italiano e i cui genitori siano da considerarsi o ignoti (dal punto di vista giuridico) o apolidi (cioè privi di qualsiasi cittadinanza) (art. 1, co. 1, lett. b); coloro che nascono nel territorio italiano e che non possono acquistare la cittadinanza dei genitori in quanto la legge dello Stato di origine dei genitori esclude che il figlio nato all’estero possa acquisire la loro cittadinanza (art. 1, co. 1, lett. b); i figli di ignoti che vengono trovati (a seguito di abbandono) nel territorio italiano e per i quali non può essere dimostrato, da parte di qualunque soggetto interessato, il possesso di un’altra cittadinanza (art. 1, co. 2).

Da anni si discute di una riforma della legge sulla cittadinanza, anche alla luce delle sollecitazioni provenienti dall’Europa in riferimento ad una piena applicazione degli articoli 18 e 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che prevedono il divieto di discriminazione in base alla nazionalità.

Il Programma dell’Aja per il rafforzamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell’Unione europea adottato dal Consiglio europeo nel 2004 ha evidenziato la necessità di massimizzare le ricadute positive dell’immigrazione, sottolineando la centralità dell’integrazione per prevenire l’isolamento e l’esclusione sociale delle comunità immigrate e ha incoraggiato gli Stati membri a portare avanti politiche d’integrazione per contribuire alla comprensione e al dialogo fra le religioni e le culture.

La Commissione europea nella Comunicazione del 10 settembre 2005 «Un’agenda comune per l’integrazione – Quadro per l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi nell’Unione europea» (COM(2005)0389) ha evidenziato che: “l’integrazione degli immigrati rappresenta un prerequisito fondamentale per l’esercizio dei loro diritti nel loro Stato membro di residenza”.

Il Parlamento europeo nella risoluzione del 2 aprile 2009 sui problemi e le prospettive concernenti la cittadinanza europea ha invitato gli Stati membri a riesaminare le leggi sulla cittadinanza e ad esplorare le possibilità di rendere più agevole per i cittadini non nazionali l’acquisizione della cittadinanza e il godimento dei pieni diritti, nonché ad adottare una politica più energica in materia di integrazione finalizzata ad attribuire loro diritti ed obblighi paragonabili a quelli dei cittadini dell’Unione europea.

Sul fronte interno un fortissimo monito ai protagonisti della politica, in riferimento ai diritti dei minori stranieri nati in Italia, è provenuto dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel novembre 2011: “Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione”.

A questa “follia” giuridica ha messo fine il Governo Renzi con due interventi legislativi: l’approvazione della legge 162/2015 di ratifica del Trattrato di adesione dell'Italia alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, fatta a New York il 30 agosto 1961 e l’approvazione da parte della Commissione Affari costituzionali in sede referente (il 24 settembre 2015) l di un testo unificato di 25 proposte di legge in materia di cittadinanza (A.C. 9 e abb.-A) che ha ricevuto l’Ok della Camera il 13 ottobre 2015 con 310 sì (PD, SI), 66 no (Lega, Fdi e una parte di Fi) e 83 astenuti (M5S).

L’allora Premier Renzi twittò: “Oggi alla Camera approvata la legge sulla cittadinanza in prima lettura. Le riforme si fanno, l'Italia cambia".

Il testo (A.S. 2092) è ora all’esame del Senato e il Governo Gentiloni e il Partito Democratico auspica l’approvazione della riforma in seconda lettura entro la fine della legislatura.

La proposta di legge approvata alla Camera introduce, con la copertura costituzionale degli articoli 3 e 4, due nuove fattispecie di acquisto della cittadinanza da parte dei minori; una sorta di “ius soli temperato”.

Acquistano così il diritto alla cittadinanza i figli degli immigrati nati in Italia purché uno dei due genitori sia in possesso di permesso di soggiorno permanente (se extracomunitari) o di permesso di lungo periodo (se comunitari) e, quindi, sia residente nel nostro paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni (art. 1, comma 1, lett. a) del disegno di legge).

E’ previsto che la direzione sanitaria o l’ufficiale di stato civile informino il genitore di questa facoltà nel momento della dichiarazione di nascita.

La cittadinanza materialmente si acquista per il tramite di dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell'interessato. Quest'ultimo può comunque rinunciare alla cittadinanza così acquisita entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, purchè in possesso di altra cittadinanza. (art. 1, comma 1, lett. b), cpv. 2-bis del disegno di legge).

 

E’ prevista anche un inedito modo di acquisto della cittadinanza per il nostro Paese: lo ius culturae.

Il minore straniero che sia nato in Italia o che sia entrato nel nostro paese entro il dodicesimo anno di età che abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli di studi ottenendo un titolo di studio o una qualifica può acquisire la cittadinanza italiana.

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, entro il compimento della maggiore età dell'interessato. (art. 1, comma 1, lett. d), cpv. 2-bis del disegno di legge). Ai fini della presentazione della dichiarazione da parte del genitore, è dunque richiesta la residenza legale dello stesso, che presuppone la regolarità del relativo soggiorno.

Una ulteriore norma importante contenuta nel disegno di legge è rappresentata dall’articolo 1, comma 1, lettera f) che esonera dal pagamento del contributo di 200 euro le istanze o le dichiarazioni di acquisto, elezione, riacquisto, rinuncia o concessione di cittadinanza riguardanti i minori.

Tale contributo, di matrice chiaramente “anti – immigrazione “è stato introdotto dal “pacchetto sicurezza” di Roberto Maroni, ministro dell’Interno del Governo Berlusconi nel 2009 (articolo 1, comma 12, legge 94/2009).

In conclusione, la riforma della cittadinanza in discussione al Senato introduce norme di civiltà giuridica e di inclusione a favore dei minori che vivono nel nostro Paese, studiano e fanno parte integrante (ad oggi solo di fatto) del nostro tessuto sociale. Esimersi dal riconoscerlo è, come disse Napolitano, “una follia”.

 

Alessia Bausone

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