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NOTA PUCCIO SU REICHILIN

La morte di Alfredo Reichlin ci lascia un vuoto difficile da colmare. Alfredo è stato protagonista di una storia esemplare, la storia di un combattente per la democrazia,  la libertà e la tutela dei diritti, di un comunista libero ed estroverso. Dirigente politico colto e rappresentante delle istituzioni che si è misurato con passione e lucidità nelle prove difficili della prima repubblica, nella solidarietà nazionale e nella lotta contro il terrorismo. Un comunista che ha “parlato”  e che senza ripensamenti ha seguito e accompagnato la profonda trasformazione che ha segnato la storia  dall’’89 in poi. Il miglior modo per salutarlo  è quello di riprendere la frase di copertina de “il midollo del leone”, titolo del libro che acquisisce la metafora che Calvino usava per definire la morale e la padronanza della storia. Scrive Alfredo: “Ho molto esitato prima di scrivere queste note. E’ acuta in me la consapevolezza della cesura tra il mio tempo e quello che stiamo vivendo. Sono in atto mutamenti profondi, fino a ieri impensabili, anche nell’antropologia umana: Al centro di tutto c’è la crisi della democrazia moderna e il nuovo rapporto tra l’economia e la società. La sinistra non ha futuro se non esprime un nuovo umanesimo.” Credo sia questo il miglior modo per accettare il destino dell’uomo ed inchinarsi di fronte alla sua scomparsa e nello stesso tempo rinnovare nel pensiero e nell’azione politica la vitalità delle riflessioni e delle sue intuizioni.  In Alfredo si è combinata felicemente l’elaborazione intellettuale, un pensiero fecondo con la funzione di dirigente politico. Capiva che di fronte alla crisi planetaria la strada dell’unità europea non aveva alternative e nel prospettare il “Partito della Nazione” non indicava una via consociativa e di sopravvivenza ma all’opposto l’esigenza di esprimere quella padronanza della storia che deve guidare un nuovo riformismo. Quello che trova radicamento nella realtà nazionale e che ha consapevolezza di legare il destino della nazione a quello di un’Europa protagonista di un nuovo ordine planetario. Questa è stata la sua originalità. Nel definire un moderno paradigma della “questione meridionale”, rovesciando le vecchie impostazioni duali e assistenziali e per collocare il Mezzogiorno come potenziale innovativo  e  una moderna  risorsa per lo sviluppo. Il suo legame con la Calabria era profondo  e il rapporto col gruppo dirigente del PCI degli anni immediatamente successivi alla fase della solidarietà nazionale e della lotta al terrorismo segnò una pagina epica, quella degli anni ottanta in cui si profilava nei cambiamenti in atto, la crisi delle classi dirigenti meridionali abbarbicate attorno ad un centro sinistra esangue mentre faticava anche il PCI a rappresentare una alternativa credibile.  Era la fase nella quale Berlinguer intervenne in Calabria in prima persona, e Alfredo, sempre schivo nelle dispute interne venne ad aiutare la costruzione di una piattaforma programmatica che superasse le vecchie impostazioni industrialistiche per dare vita ad una nuova stagione del regionalismo. La chiusura dell’intervento straordinario della cassa del mezzogiorno avrebbe dovuto fare da battistrada ad un nuovo riformismo di sinistra e corrispondere alla  piena valorizzazione delle risorse umane e materiali calabresi e di pari passo alla selezione di nuove classi dirigenti e di governo. Un tema quanto mai attuale ancora oggi e quel  patrimonio che ci lascia rappresenta ancora, una grande lezione di passione politica e di impegno ed un pensiero ancora fecondo. A noi spetta di far vivere le sue intuizioni e la sua passione. In Calabria una nuova frontiera politica e di cambiamento ci sta chiamando a prove difficili e il suo esempio e il suo insegnamento ancora illumina il nostro cammino. 

 

Giovanni Puccio- Responsabile Organizzazione Pd Calabria

Lamezia Terme, 25 marzo 2017

 

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